Il ritratto oscurato di Pavese allegro

12,00 

2009 • 96 pp. • brossura • 14,5 x 21 cm
978-88-89854-38-9

Lingua: italiano

Il ritratto oscurato di Pavese allegro

Lettura e documenti di un’inedita condizione espressiva

 

Luisella Mesiano

prefazione di Lorenzo Mondo

 

Il saggio presenta un inedito ritratto di Cesare Pavese inteso come riconoscimento di una particolare condizione espressiva, più ancora che esistenziale, svelando la storia dell’insorgenza di un Pavese allegro, oltre il tempo acerbo dei suoi scritti giovanili.
La ricerca prende l’avvio da recensioni, note critiche e articoli in buona parte semidimenticati, al punto da risultare in alcuni casi quasi inediti, e che danno forma, nella prima parte del saggio, alla storia del ritratto oscurato di Pavese allegro osservato dall’esterno, ma a tratti riconosciuto come proprio anche da Pavese stesso. Ecco allora un Pavese che sa esprimere nelle sue poesie “la sensazione della felicità di vivere”; Pavese “solitario e un po’ rospo”, ma con “la voce melodiosa e calda”; Pavese che si scopre “simpatico” e che parlando di sé in terza persona afferma: “Bisogna che mi decida a leggerlo a fondo e tutto”; Pavese e la mondanità, questo il titolo dell’articolo pubblicato su «La Nuova Stampa» il 30 giugno 1950, dove lo scrittore è ritratto nei piaceri delle sue abitudini, intento a godersi “un piatto di lattuga o di radicchio rosso”, e mentre esclama, dopo la serata del Premio Strega, “la vita comincia a quarant’anni”.
La sottoscrizione che Pavese fa del suo ritratto allegro e il senso di vitalità e di gioia legato all’esercizio della scrittura costantemente registrato nel Mestiere di vivere, permettono di riconoscere una condizione espressiva del tutto particolare, fondata sull’attitudine del ‘vagheggiare’, ‘vagabondare’, ‘gironzare’, posta al di fuori del ciclo delle partenze e dei ritorni e aperta a momenti di “disponibilità assoluta”. Nella seconda parte del saggio, l’emergere di Masin, uno dei protagonisti di Ciau Masino, tra le colline delle Langhe, e il suo girovagare senza scopo, dà l’avvio a un discorso critico che si snoda attraverso ampie citazioni tratte da Feria d’agosto e da altri lavori della maturità di Pavese.
La bibliografia che completa il saggio, va a costituirsi anche come prima rassegna ragionata di testi su Pavese allegro.

È possibile e criticamente fruttuoso parlare di un Pavese allegro? Luisella Mesiano ne è persuasa, e ne offre la riprova, in questo saggio che intende correggere una certa immagine vulgata, per lo più triste e dolente, dello scrittore.
 
Lorenzo Mondo

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Luisella Mesiano