Il mio nome è cavallo

15,00 

2016 • 144 pp. • brossura con alette • 16,5 x 24 cm • 55 ill. a colori
978-88-99765-11-8

Lingua: italiano e francese

Catalogo della mostra
Milano, Studio Museo Francesco Messina, 5 luglio – 25 settembre 2016

Esaurito

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Il mio nome è cavallo

Immagini tra Oriente e Occidente

 

a cura di Chiara Gatti

 

Una mostra celebra l’immagine del cavallo con 20 opere preziose, dove maestri d’Oriente incontrano maestri d’Occidente. Una straordinaria selezione di pezzi. Dalla Roma antica all’Impero Ottomano, dal Rinascimento al Seicento. Per la prima volta in Italia, una testa di cavallo sasanide, prestata eccezionalmente dal Louvre.

Il Comune di Milano – Servizio Case Museo, promuove, negli spazi della chiesa sconsacrata di San Sisto, sede dello Studio Museo Francesco Messina, una mostra dedicata all’iconografia del cavallo fra Oriente e Occidente. La mostra prende ispirazione dalle pagine del libro Il mio nome è Rosso di Orhan Pamuk, premio Nobel per la letteratura. Nel celebre libro di Pamuk viene affrontato un tema di grande attualità, la convivenza fra culture e popoli, sullo sfondo di un paesaggio artistico condiviso e unanimemente rispettato. Protagonista del suo giallo, ambientato alla fine del Cinquecento alla corte del sultano, è la figura emblematica del cavallo, ritratto dai miniaturisti secondo un’iconografia occidentale, naturalistica, erede della tradizione estetica veneziana.
La mostra restituisce questo ponte fra Est e Ovest, attraverso un viaggio ideale che vede proprio nella figura del cavallo un elemento di congiunzione. La figura del cavallo, protagonista della cultura visiva di popoli distanti fra loro, tanto cronologicamente quanto geograficamente, ritorna in un Auriga ritratto nel mosaico pavimentale della Villa di Baccano a Roma, ma anche nella splendida Testa di cavallo, di cultura sasanide, rinvenuta a Kerman, nell’Iran sud-orientale, e conservata nel Département des Antiquités orientales del Louvre, da cui giunge in Italia oggi per la prima volta. Dall’Institut du Monde Arabe di Parigi proviene un Cavallino scolpito su un frammento di giara scoperto a Susa, in Iran occidentale, che scalpita su un fregio ornamentale di memoria classica. Importanti le opere in arrivo dalle collezioni dei musei civici milanesi, tutti raccolti attorno a questo progetto. La stampa con Teste di cavallo di scuola leonardesca, custodite alla Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli; una coppia di disegni con Teste di cavallo legate all’iconografia dei Dioscuri, prestati dal Gabinetto dei Disegni del Castello; un’Armatura da cavallo iraniana del Cinquecento conservata al Mudec, il Museo delle culture, oltre a un prezioso manoscritto bolognese della Pharsalia, datato 1373, con illustrazioni attribuite a Nicolò di Giacomo, prestato dalla Biblioteca Trivulziana. E, ancora, un Gian Giacomo Trivulzio a cavallo dalle Raccolte d’arte applicata del Castello, accostato al bronzetto di un Cavallo al passo, di scuola leonardesca, in prestito dalla Ca’ d’Oro di Venezia. Restaurati per l’occasione, due esemplari del Museo Poldi Pezzoli, fra cui spicca il Barãki, una testiera per cavallo, di provenienza persiana, con un cartiglio sulla fronte che reca l’iscrizione araba “Il sultano”. Il percorso contempla anche un capitolo moderno punteggiato di opere che lo scultore Francesco Messina ha dedicato al tema del cavallo, nel recupero delle fonti di ispirazione classiche.
Il catalogo bilingue italiano/francese presenta le schede scientifiche dei singoli pezzi a cura di studiosi italiani e stranieri, fra cui Chatia Cicero, Serena Colombo, Julien Cuny, Chiara Fabi, Simone Ferrari, oltre a un saggio firmato appositamente dal direttore dell’Institut du Monde Arabe di Parigi, Eric Delpont.

Vedi la scheda della curatrice

Chiara Gatti

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