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I Mesi del Bramantino

35,00  24,50 

2013 • 144 pp. • cartonato • 25,5 x 30 cm • 174 illustrazioni a colori
978-88-97737-06-3

Lingua: italiano

I Mesi del Bramantino

 

Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa

postfazione di Annamaria Calvi Morasutti

 
Un libro dedicato allo straordinario ciclo di arazzi del Bramantino conservato al Castello Sforzesco di Milano. I dodici Mesi Trivulzio, che prendono il nome dalla nobile famiglia milanese che li commissionò e ne fu in possesso fino al 1935, sono qui riprodotti in grande formato e con un gran numero di dettagli – dai segni zodiacali, alle iscrizioni, dai misteriosi personaggi agli animali e alle piante – frutto di un’apposita campagna fotografica realizzata ad hoc da Mauro Magliani, uno dei migliori fotografi d’arte italiani.

Il testo, scritto dai due curatori della mostra Bramantino a Milano, fa tesoro delle molte novità scientifiche emerse in questa occasione e si pone così come l’opera di riferimento su questi capolavori dell’arazzeria rinascimentale. Un’appendice della restauratrice Annamaria Morassutti fa il punto sulle vicende conservative del ciclo.

Il ciclo dei Mesi fu commissionato dal marchese Gian Giacomo Trivulzio in occasione delle nozze del figlio Gian Nicolò con Paola Gonzaga, nel 1501. Fu intessuto da Benedetto da Milano e dai suoi collaboratori su cartoni del Bramantino nel primo decennio del XVI secolo.

La lettura del ciclo comincia col Marzo, secondo il calendario in uso all’epoca, che faceva iniziare l’anno nel mese dell’Annunciazione alla Vergine, che è anche il mese in cui inizia la primavera, prima stagione dell’anno, e gli astri entrano nell’Ariete, primo segno dello zodiaco. Ogni mese è caratterizzato, in alto a sinistra, dal sole, a destra dal segno zodiacale, in basso al centro, sotto la personificazione del mese, sta invece un’iscrizione in latino. Le scene descrivono le attività agricole, le feste popolari, ma non solo: numerosissimi sono i riferimenti ai riti pagani e alla tradizione tardoantica, non sempre di facile decifrazione.

Il fascino e la grandiosità dell’opera sono dati proprio dalla capacità del Bramantino di riutilizzare immagini di tradizione antica e medievale affiancandole a gesti e pose prese dal vero, e ponendo il tutto in un’atmosfera rarefatta e a tratti anacronistica, in cui i personaggi si muovono come in una coreografia.

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Giovanni Agosti

Jacopo Stoppa