30,00 €

2021 • 304 pp. • brossura • 17 × 24 cm • 50 ill. a colori e bn
978-88-3367-149-9

Maurizio Fagiolo dell’Arco

critico militante, 1964-1980

a cura di Fabio Belloni

Da Bernini a de Chirico, dalla festa barocca a Balla passando per Domenichino e la Scuola Romana. Il nome di Maurizio Fagiolo dell’Arco richiama subito i suoi pionieristici studi, sull’arte del Seicento come sul Novecento italiano e internazionale. Eppure egli è stato anche un formidabile critico militante, tra anni Sessanta e Settanta al centro delle ricerche più vitali non soltanto romane. Mario Schifano, Franco Angeli, Mario Ceroli, Pino Pascali, Giulio Paolini, Giovanni Anselmo sono alcuni coetanei dei quali si è fatto interprete consegnandoci pagine ancora oggi illuminanti per capirne il lavoro. Fagiolo dell’Arco si è inoltre misurato con tendenze spesso allo stato nascente. Pop art, arte cinetica, arte povera, pittura analitica: ogni volta ne ha offerto letture originali, mai appiattite sul giudizio della maggioranza, anzi animate da un vivace spirito polemico. L’uscita di Rapporto 60. Le arti oggi in Italia – prima indagine in forma di libro sulle esperienze in corso – nel 1966 a ventisette anni è un’ulteriore prova del suo impegno nel presente. Oltre alla collaborazione con gallerie e musei, le rubriche culturali di cui è stato a lungo titolare, prima sull’«Avanti!» poi su «Il Messaggero», gli hanno garantito un osservatorio dalle aperture più ampie.

Questo volume raccoglie per la prima volta un’antologia dei suoi contributi in ambito critico. Pagine licenziate in occasioni diverse – la recensione di una mostra, il saggio in catalogo, la risposta a un’inchiesta – che tuttavia trovano unità in quelli che poi sono i tratti distintivi del loro autore: la sicurezza del giudizio, la necessità di parlar chiaro, le intuizioni combinate a una scrittura veloce ma sempre aderente alle opere, l’ampiezza di riferimenti quale riflesso della solida formazione di storico. Lette tutte insieme offrono il ritratto di una figura complessa, le cui passioni per l’antico e il contemporaneo interferiscono di continuo tra loro. 1964-1980: oltre quindici anni di strenuo lavoro. Dagli entusiasmi giovanili alle crisi portate dal Sessantotto.

Dalla fiducia – sincera ma non incondizionata – nei linguaggi della modernità all’abbandono della militanza. In mezzo l’amore per la ricerca filologica che a metà Settanta lo fa scoprire a se stesso «archeologo dell’avanguardia».