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Jefferson e Palladio

24,90  17,43 

2015 • 176 pp. • brossura con alette • 28 x 21 cm • 32 tavv. a colori e 114 ill. b/n
978-88-97737-77-3

Lingua: italiano

Catalogo della mostra
Vicenza, Museo Palladio, 23 settembre 2015 – 28 marzo 2016

Il volume è disponibile anche in inglese (978-88-97737-78-0)

Jefferson e Palladio

Come costruire un mondo nuovo

 

a cura di Guido Beltramini e Fulvio Lenzo

 

L’interrogativo di fondo della mostra: come viaggiano e si duplicano forme e idee? Perché un architetto di una regione periferica dell’Italia settentrionale viene preso a modello per costruire l’architettura del Nuovo Mondo? E soprattutto chi è Thomas Jefferson, l’uomo che scrisse materialmente la Dichiarazione di Indipendenza, il terzo presidente degli Stati Uniti? Un politico, certamente, ma anche un intellettuale che conosceva il latino e il greco e che era convinto che il Nuovo Mondo si potesse costruire solo attraverso la razionalità e la bellezza. Avete presente quelle vedute aeree delle campagne o delle città degli Stati Uniti tutte suddivise in quadrati regolari? È stato Jefferson a fare in modo che fosse così, impostando una griglia riferita ai meridiani e paralleli, ispirandosi agli antichi romani. Ricordate la Casa Bianca, con il portico su colonne come una villa palladiana? Jefferson avrebbe voluto addirittura una copia ingrandita della Rotonda di Vicenza, e comunque la casa del Presidente dei nuovi Stati Uniti, nati da una guerra sanguinosa contro una monarchia, doveva ispirarsi alla architettura di una repubblica, della Repubblica di Venezia. Jefferson era convinto che l’architettura potesse migliorare il mondo intorno a sé. Cominciò a studiarla dai libri, poi durante un lungo soggiorno in Europa, come ambasciatore a Parigi degli Stati Uniti. Costruì tre ville per se stesso e molte altre per i suoi amici. Progettò il parlamento della città di Richmond (Virginia) e negli ultimi anni di vita creò il prototipo del “campus” universitario: la sede dell’Università della Virginia concepita come una architettura aperta, con le aule come padiglioni isolati affacciati su una corte comune, dominata dalla monumentale biblioteca. Per Jefferson Palladio era “la bibbia”. Chiamò la propria villa Monticello perché nei Quattro Libri di Palladio si legge che la Rotonda sorge su “un monticello”. Palladio per Jefferson è colui che ha saputo tradurre la grande architettura romana antica per gli usi del mondo moderno. E soprattutto è colui che ha creato “la villa”, la residenza dei gentiluomini (non cortigiani) che curano i propri interessi in campagna, crescendo sani nella natura e coltivano il proprio spirito con la lettura dei classici.

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