Giovanni Maria Benzoni

35,00 €

2020 • 304 pp. • brossura • 17 × 24 cm • 160 ill.
978-88-3367-107-9

Lingua: italiano

Giovanni Maria Benzoni

1809-1873

 

Lorenzo Picchetti

 

Protagonista della scultura a Roma negli anni di Pio IX, Giovanni Maria Benzoni (Songavazzo 1809 – Roma 1873) seppe interpretare con fortuna, senza mai rinunciare all’ideale canoviano di grazia al quale fu votata la sua formazione, le principali tendenze della scultura coeva, dalla riscoperta in chiave religiosa dell’arte del primo Rinascimento (si pensi ad esempio al Monumento funebre ad Angelo Mai in Sant’Anastasia) al nuovo gusto per i soggetti di genere (i gruppi della Riconoscenza e dell’Innocenza difesa dalla Fedeltà, esposti a Londra nel 1851 e più volte replicati, divennero in breve tempo tra i prototipi più diffusi di questa tipologia); il precoce recupero di elementi dichiaratamente berniniani (già evidente nei gruppi di Amore e Psiche e dell’Educazione di Maria, eseguiti tra il 1845 e il 1846), gli consentì inoltre di offrire una delle letture più originali e moderne dell’arte di Canova.
Giunto a Roma nel 1828 grazie al sostegno del suo primo mecenate Luigi Tadini, dopo aver frequentato l’Accademia di San Luca e dopo un breve apprendistato presso lo studio di Giuseppe de Fabris, Benzoni avviò nel 1832 il suo studio in via di Sant’Isidoro, presto trasferito in via del Borghetto 75; nell’arco di quarant’anni, impiegando nei momenti di massima attività più di cinquanta aiuti, licenziò più di duecento opere (molte delle quali furono più volte replicate) destinate ad una committenza tra le più eterogenee e geograficamente estese. Dopo essere stato per oltre un decennio lo scultore di riferimento della cultura bergamasca (realizzando, oltre a numerose opere di destinazione privata e alla serie di busti per l’Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti, il Monumento alla Pace per la nuova sede della Biblioteca Civica), Benzoni seppe rivolgersi ai più prestigiosi committenti europei come lo zar Nicola I, Elisabetta d’Austria e Vittorio Emanuele II, e divenne, anche grazie alle sue qualità di ritrattista, uno degli scultori più richiesti dai sempre più numerosi viaggiatori americani in visita a Roma.
La produzione di Benzoni è ricostruita a partire dal più completo degli album fotografici (quello oggi conservato presso la Biblioteca Civica Angelo Mai di Bergamo) che lo scultore donava a collezionisti e amici (nel carteggio sono ricordati esemplari donati a Margherita di Savoia, all’Imperatrice di Russia Maria Aleksandrovna e all’amico bergamasco Giovanni Pezzoli) come testimonianza del suo operato. Questa scelta consente di porre in rilievo la peculiarità di questa pratica e di recuperare la modalità prediletta dallo stesso Benzoni per tramandare la memoria della sua opera.

 

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Lorenzo Picchetti