The Art of Impermanence

55,00 €

2019 • 208 pp. • cartonato con sovraccoperta • 23 × 30,5 cm • 94 ill. a colori
978-88-3367-083-6

Lingua: inglese

Catalogo della mostra
New York, Asia Society Museum, febbraio 2020

The Art of Impermanence

Japanese Works from the John C. Weber Collection and Mr. and Mrs. John D. Rockefeller 3rd Collection

a cura di Melinda Takeuchi e Adriana Proser

 

La spettacolare mostra si basa su due delle maggiori collezioni di arte giapponese newyorchesi e copre un vastissimo arco temporale, dal periodo Jōmon finale (ca. 1000-300 a.C.) al secolo scorso.

Esplora il ruolo della caducità nella cultura giapponese attraverso opere d’arte, oggetti di culto, letteratura e cultura popolare e di come questo concetto sia ancora rilevante nel Giappone contemporaneo. La prima sezione, «Riscoprire mondi perduti», è incentrata su sculture, ceramiche e amuleti delle prime civiltà giapponesi: i periodi Jōmon, Yayoi, e Kofun. Ciò che sopravvive di queste primitive culture ci ricorda come il tempo cancelli contenuto e contesto e di come questa sia una legge universale per tutte le civiltà.

«Buddismo: perpetua impermanenza» esamina il concetto di transitorietà del buddismo, religione profondamente radicata in Giappone anche se proveniente dall’esterno. Magnifici esempi di arte buddista illustrano l’idea che l’impermanenza (mujō) è una dottrina cardine di tutte le scuole: la vita è transitoria, caratterizzata dalla sofferenza, e in ultima analisi vuota. «: la coreografia della caducità» analizza la cerimonia del tè (chanoyu), che enfatizza le qualità di wabi e sabi, termini che evocano le qualità della vecchiaia – un fiore sfiorito, la ruggine sul metallo – che vengono richiamate attraverso oggetti in ceramica e in lacca volutamente imperfetti utilizzati nelle riunioni contemplative. La sezione finale del catalogo, «Trasformare l’impermanenza in arte», consiste in una serie di manufatti, dagli splendidi esempi di calligrafia ai paraventi, dalle celebri stampe ai delicati tessuti con soggetti immediatamente associabili alla nozione giapponese di «elegante sensibilità alla nature delle cose» (mono no aware).

 

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Melinda Takeuchi

Adriana Proser