Versailles en aquarelles

12,50 

2010 | 64 pp. | cartonato con plancia stampata | 21 x 15 cm | 80 acquerelli a colori
ISBN: 978-88-89854-51-8

Lingua: francese

Disponibile anche in inglese (ISBN: 978-88-89854-52-5)

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Versailles en aquarelles

 

Jack Tow

testi di Valérie Bajou

 

Ecco un magnifico carnet di acquerelli, souvenir ideale per il visitatore che lascia Versailles meravigliato dai fasti del «Grand Siècle». Questi schizzi dal vero in acquerello di uno storico dell’arte milanese, che sotto il nome d’arte di Jack Tow sa reinventarsi anche artista, è ravvivata da gustose citazioni letterarie e aneddoti.
Re artista «a nessun altro simile» – il motto del Re Sole non è forse «nec pluribus impar»? –, Luigi XIV decide dal 1678 di rinnovare il piccolo castello di pietra e mattoni di Luigi XIII e appena quattro anni più tardi installa il suo governo in un vasto palazzo e in splendidi giardini di cui il pennello di Jack Tow schizza lo stile classico italianizzante. Louis Le Vau disegna il nuovo «involucro» di Versailles, Jules Hardouin-Mansart traduce nella pietra e nel marmo la grandiosità del regno, Charles Le Brun convoca Ovidio e tutta la mitologia antica per dipingere le allegorie del più assoluto dei monarchi, mentre André Le Nôtre dirige le acque e il regno vegetale. La Fontaine, Lully, Molière e Racine non dovranno fare altro che completare la festa. I re mecenati che risiederanno a Versailles fino alla Rivoluzione proseguiranno gli abbellimenti successivi della nuova capitale del regno. L’acquarello coglie un ritratto di Vigée-Lebrun qui, il mostro della fontana del Drago là, un busto del Bernini, o il motivo di un arazzo di Lione…
Jack Tow schizza ogni tappa della visita di questo gioiello oggi patrimonio dell’umanità, e comincia, sugli stessi consigli di Luigi XIV «dal vestibolo della Corte di marmo», poi, passati i sette saloni dei grandi appartamenti del Re, battezzati Ercole, Mercurio o Apollo, il pennello afferra i mille riflessi dei 357 specchi della famosa Galleria degli specchi. I grandi appartamenti ufficiali della Regina – ove diciannove «Enfants de France» hanno visto la luce – lasciano spazio al più intimo ma non meno superbo appartamento interno del Re dove si svolgeva il cerimoniale delle «réceptions régulières», poi agli appartamenti di Madame du Barry e di Maria Antonietta, e più in basso, a quelli del Delfino e della Delfina, delle Dame ecc. Lasciando la Cappella reale – dove i cortigiani seguivano la messa «con la schiena rivolta al prete ma le facce alte verso il loro Re» – si fa il giro dei parterre d’Eau e del Grand Canal: quale altro mezzo se non l’acquerello poteva rendere meglio i riflessi di quest’acqua cascante, zampillante o calma che a seconda delle stagioni gioca con la luce e il cielo?
Infine, la tenuta offerta da Luigi XVI alla sua sposa, il Grand Trianon di marmo rosa e porfido, permette all’artista di ritrarre lo spettacolo di fiori dei suoi celebri giardini alla francese. Un ultimo sguardo al Petit Trianon, rinnovato interamente da Napoleone – che vi soggiornerà con l’imperatrice Maria Luigia e che accoglie oggi gli ospiti del Presidente della Repubblica – e gioiremo della fantasia campestre dell’Hameau ove Maria Antonietta, sensibile alle idee di Rousseau, poteva scappare dall’Etichetta di corte.

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