A carte scoperte

28,00 

2009 | 256 pp. | brossura | 14,5 x 21 cm | 28 ill. b/n
ISBN: 978-88-89854-39-6

Lingua: italiano

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A carte scoperte

Repertorio dei fondi letterari lombardi del Novecento. Archivi di persona

 

prefazione di Simone Albonico

a cura di Silvia Albesano

 

Eugenio Montale è vissuto a lungo ed è morto a Milano, ma i suoi libri, le sue carte, dove sono? E quelle di Vittorio Sereni, un poeta «così lombardo», saranno tutte nella sua Luino? E poi, non ce ne saranno altre in altre biblioteche fuori dalla Lombardia? Il Repertorio vorrebbe dare in tempi brevi risposte a domande come queste, che naturalmente potranno riguardare anche figure minori, o sconosciute al grande pubblico. Nell’ambito di un progetto più ampio presente anche sul web, sono stati descritti i fondi documentari e letterari lasciati da scrittori e studiosi attivi nel Novecento oggi conservati in Lombardia, per offrire uno strumento col quale orientarsi in un mondo di materiali preziosi ma dispersi e difficilmente conoscibili. Il volume propone per ciascun fondo una sorta di short description ispirata allo schema ISAD(G) che include una breve storia archivistica, l’indicazione dei fondi con documenti correlati e conservati altrove, un elenco delle descrizioni esistenti e una bibliografia: la scelta di una descrizione breve, poco diffusa nella tradizione italiana, consente di allineare circa 340 schede-medaglioni, che serviranno certo a biblioteche, archivi e studiosi specialisti, ma che vorrebbero incontrare anche la curiosità di chi desidera conoscere meglio il patrimonio letterario e archivistico del paese in cui vive.
La descrizione dei fondi segue la struttura amministrativa della Regione, censendo 60 istituti conservatori, dando particolare evidenza ai tre istituti specializzati in questo campo: la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori di Milano, il Centro APICE dell’Università degli Studi di Milano, e il Centro Manoscritti dell’Università di Pavia fondato da Maria Corti, antesignano in Italia di tante iniziative analoghe.
Il volume offre i risultati di una ricerca svolta in stretta collaborazione con la Soprintendenza archivistica regionale della Lombardia e con la Regione Lombardia, Direzione Generale Culture, Identità e Autonomie della Lombardia.

 

«Della memoria di qualcuno degli amici più ammirati e più cari, Vittorio, Franco, Toti, mi hanno chiesto d’essere curatore o custode o garante o altro di simile. Non potevo dire di no. E così eccomi, io che ho sempre più paura degli impegni e sempre meno voglia di viaggiare, membro di centri e archivi e fondi sparsi un po’ dappertutto e di uno, credo, persino presidente. Ma va bene così. Non me ne pento. Tanto sono sicuro che sono loro i custodi, loro a curarsi di me».
(Giovanni Raboni)

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