350 anni di creatività

35,00 

2016 | 224 pp. | brossura | 24 x 29 cm | 162 ill. a colori
ISBN: 978-88-99765-10-1

Lingua: italiano

Catalogo della mostra
Roma, Accademia di Francia – Villa Medici, dal 13 ottobre 2016 al 15 gennaio 2017

Disponibile anche in francese (ISBN: 978-88-99765-08-8)

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350 anni di creatività

Gli artisti dell’Accademia di Francia a Roma da Luigi XIV ai nostri giorni

 

a cura di Jérôme Delaplanche

 

Quale strana idea da parte del potere pubblico di inviare da 350 anni dei giovani artisti in un altro paese! Al momento della creazione dell’Accademia di Francia a Roma nel 1666, il principio su cui si fonda una tale istituzione è inedito. Sarà tuttavia imitato da tutte le altre nazioni d’Europa (e non solo) che a Roma fonderanno a loro volta delle accademie. Ma perché proprio Roma? Cosa si viene a cercare? Cosa si viene a fare? Il proposito della mostra è stato quello di interrogare la natura del luogo che ospita la produzione dei borsisti da 350 anni. L’acquisizione di Villa Medici nel 1803 da parte di Napoleone Bonaparte fu la proclamazione altisonante delle ambizioni della politica artistica dello stato francese. Il prestigio del luogo e della sua visibilità sulla sommità di una delle colline di Roma, fornì tutto il suo significato a questa istituzione. Tuttavia esso si è esaurito alla fine del XIX secolo, allorché la modernità è sfuggita al controllo dello stato. Per la prima volta nella storia infatti, l’arte ufficiale è diventata sinonimo di «arte del potere» e l’aggettivo accademico è divenuto un insulto. La grande riforma voluta da Malraux agli inizi degli anni Settanta cambia alquanto radicalmente la situazione. La creazione artistica a Villa Medici ricomincia ad esistere attraverso la sperimentazione. Questa profonda trasformazione che ridà nuovo impulso all’istituzione, è però ancora una volta la reazione da parte dello stato. La presenza stessa dell’istituzione a Roma giustifica il cambiamento. E così che la domanda dello straniero, del confronto con l’altro, tra convocazione ed occupazione, si pone costantemente per ogni borsista, per ogni visitatore, per il personale dell’istituzione. Essere stranieri rinvia immediatamente alla questione dell’identità, tema così prominente ai nostri giorni, in un’Europa che si confronta con le migrazioni, i movimenti, la mondializzazione. In che modo l’artista di ieri e di oggi si confronta con queste problematiche? Che cos’è l’identità artistica francese? Cosa è stata? Cosa ancora può affermare di essere? Oggi gli artisti borsisti di Villa Medici interrogano nuovamente il luogo, interpellano il loro trasferimento. E spesso tessono legami con il patrimonio di Roma, con la città, con i romani, per tornare infine alla stessa domanda: chi siamo culturalmente? Trasversalmente al peso delle esigenze politiche, della questione dell’identità e del dialogo con Roma, l’attività dei borsisti ha conosciuto un’evoluzione considerevole in 350 anni. È passata dall’essere un lavoro collettivo ad uno personale; si è passati da una vita per così dire monastica, con un regolamento molto rigido, alla libertà di aver un intero padiglione esclusivamente a propria disposizione. Anche la produzione è passata dal visuale (decoro per le case del re) all’universale (le pratiche artistiche, le più varie), dalla politica all’estetica, dalla produzione all’esplorazione. Nonostante la volontà di controllo delle attività dei borsisti, l’espatrio impone sempre l’esperienza della libertà e del cambiamento. L’esposizione del 2016-2017 ha inteso illustrare la creatività degli artisti in seno all’istituzione attraverso tutte le sue trasformazioni. Il principio è stato quello di mostrare le opere prodotte dai borsisti e dai direttori dell’Accademia di Francia a Roma durante il loro soggiorno. La mostra, cronologica e tematica, si articolava lungo sette sale, presentando un centinaio di opere (dipinti, disegni, sculture, disegni di architettura, spartiti…), e terminava con l’istallazione video di una retrospettiva sul lavoro dei borsisti nel corso degli ultimi 45 anni.

Vedi la scheda del curatore

Jérôme Delaplanche

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